Sono una troia

Miao

Sono acciambellata ai tuoi piedi. Alle mie orecchie arriva l’incomprensibile commento di una partita di calcio. Guardo, sul muro, le ombre proiettate dalle fiamme del camino. Indosso soltanto un baby-doll: mi basta il calore del fuoco e quello della tua pelle. Mi giro, con la testa sui tuoi piedi. Il forte odore di maschio si unisce a quello di cuoio. No, non sei tu, padrone, a odorare di cuoio, ma le scarpe nuove che indossavi fino a poco fa. Adoro queste serate invernali così intime, mentre il fuoco mi fa compagnia, col sottofondo del televisore acceso, oppure di quel jazz moderno che, in altro contesto e senza la tua presenza, non riuscirei a sopportare. Cedendo a un impulso provenuto da chissà dove, ti lecco le dita dei piedi. Accavalli le gambe, e mi sfiori i lunghi capelli neri col piede che ciondola. Ogni tanto ti sento urlare contro l’arbitro o contro qualche giocatore che non esaudisce – come farei io – i tuoi desideri. Se li avessi fra le mani, li ucciderei io per te: arbitro e calciatore.

Il tuo piede ha smesso di ciondolare: sembra talmente preso dalla partita che ogni tuo muscolo è teso verso la tv. Non te ne accorgi, ma la tua gattina, a cui non sfugge neppure un tuo gesto, è inconsapevolmente tesa anche lei per te. Ti lecco la punta delle dita: ho trattenuto a stento la voglia di leccare la pianta del piede, ricordando che, anche se non lo ammetti, soffri il solletico e mi avresti allontanata sgarbatamente. E’ vero che lo merito, ma stasera si sta così bene!

Avvolgo con le labbra l’alluce. Lo succhio, facendomelo scivolare tutto il bocca. Mi piace il contatto dell’unghia dura all’interno delle mie guance. Ti spompino l’alluce, con dolcezza. Qualcosa sembra arrivarti, perché avverto che la tua tensione si allenta. Lecco gli interstizi fra le dita, e mi sposto con la bocca succhiandoti ogni dito del piede. Sono già fradicia. Stringo forte le cosce per controllare l’eccitazione. Allarghi le gambe. Mi concedi di continuare a succhiarti il piede, ma l’altro mi arriva sul viso, stropicciandomi gli occhi e infilandosi nei capelli. Non sembri curarti del fatto che qualcuno di essi s’impiglia fra le unghie e mi fai male. Anzi, a un mio timido tentativo di lamentarmi, mi posi il piede in testa e mi spingi in giù. Così, il culo all’aria, che il piccolo baby doll non può coprire, e testa a terra continuo a succhiarti le dita del piede. Lecco il collo, la caviglia, il malleolo sporgente. Sul piede hai solo peli radi, che si fanno folti sopra la caviglia. Hai delle gambe meravigliose, padrone, e non mi stancherei mai di guardarle, di leccarle e ti strusciarti contro la fica.

La pressione del piede sul mio capo si allenta, e mi ritrovo a salire con la lingua lungo la tua gamba. Qualche pelo mi resta sulla lingua aperta, ma non sarà questo a fermarmi. Allarghi le cosce.

Sembra un invito. Tale è l’emozione che mi assale, tale il batticuore, che per qualche istante resto immobile, incapace di pensare. Per non decidere, cosa che trovo molto più giusto che faccia tu per me, continuo a fare quello che facevo: risalgo lungo la gamba, leccandola. Arrivo al ginocchio, libero dai peli. Ci insisto un po’, poi mi infilo fra le cosce, leccandone l’interno. Qualunque altro uomo, al posto del mio incredibile padrone, starebbe già gemendo. Tu sembri essere assente, come se l’unico pensiero che ti assilla è cosa farà il centravanti o quel che accidenti è. Però le tue gambe restano larghe, e io, timida, continuo a salire fino al centro del tuo corpo. Il tuo cazzo a riposo, nella penombra, fa tenerezza. Viene voglia di prenderlo in braccio e cullarlo. Mi accontento di baciarlo delicatamente. Ho la fica in fiamme. Lo lucido con le labbra umide, poi lo prendo in bocca e lo succhio con dolcezza. Qualcosa si muove: lo sento crescere in bocca. Non riesco a credere alla felicità di poterlo fare, di avere quello splendido cazzo lì per me, tutto da succhiare. Infatti frustri ogni mia velleità, ordinandomi di andarti a prendere un birra. Senza alzarmi, gattonando, vado in cucina al frigo. Vorrei fare la stessa cosa per tornare uggiolante dal mio padrone, ma non ho ancora imparato a tenere una bottiglia piena in bocca e sono costretta a camminare. Ti porgo la birra stappata, da cui trai lunghe sorsate, e torno ad accucciarmi ai tuoi piedi. Non più tranquilla come alcuni minuti prima, però: ormai la mia eccitazione è al limite. I capezzoli mi fanno male, deglutisco a fatica e la fica mi sbrodola. Mi giro, sollevo il culo e lo struscio contro un tuo stinco. Per poco non vengo travolta da un involontario calcio, quando la tua squadra passa in vantaggio. Torno alla carica, appena sbollito il boato che proviene dalla tv e dagli appartamenti circostanti, spalmando la mia eccitazione su un polpaccio. Il mio culo ondeggia davanti ai tuoi piedi, forse anche davanti ai tuoi occhi. Sei pieno di adrenalina. Oh, oh, sento che sta per accadere qualcosa, lo so. Mentre il cronista si spertica in elogi per il tale allenatore, che finalmente ha risolto i problemi della tale squadra, è la tua gamba ora che cerca il contatto con la mia fica fradicia di umori. E l’altro piede mi passa fra i capelli, come se volessi pulirtelo, ma sento che è altro ciò che anima le tue azioni, ora. Ti alzi, mi ordini di mettermi a pancia in giù sullo schienale del divano. Mi strusci il cazzo fra le natiche, poi te lo lucidi fra le mie labbra. Potrei morire adesso, padrone. Ti prego, ficcamelo dentro e lasciami vivere ancora; ti prego, padrone, ficcamelo dentro e fammi morire così. Mi sembra di una lunghezza esasperante il tempo che passa prima che tu lo faccia, con forza. Mi afferri i fianchi e mi scopi come se fossi … l’arbitro che odi, forse? E’ tale la tua foga che non riesco a immaginare cosa la animi, le dia vita. Il tuo cazzo mi riempie, le tue mani, autoritarie, mi palpano ovunque, si stringono intorno alle mie tette doloranti e io gemo, mugolo senza controllo. Fottimi, padrone, usami. In un sussurro i miei pensieri diventano parole: “Usami, padrone …”

I getti della tua preziosa sborra mi riempiono, mentre ti accasci su di me, deliziandomi con il contatto completo del tuo corpo padrone del mio.

Mentre soffoco il mio orgasmo nella pelle del divano, provo commiserazione per tutte le donne che scopano normalmente, senza poter mai sapere quanto sia totale la sensazione di essere usata.

Mentre il tuo cazzo si sfila da me, lascia colare qualche goccia di sperma. La raccolgo con le dita e la lecco. Sono stata solo il supporto del tuo sfogo. Il contenitore pronto ad accogliere la tua sborra.

“Adoro essere usata, padrone. “

Mentre sorrido, mi chiedo se è davvero così e non piuttosto il contrario.  

amamiebasta-tu:

jay1610:

adirtyfucker:

The perfect way to rise in the morning. 🐓

Don’t ever

wanna rest
whenever you are near

….. il mio mondo…… ♡

(Fonte: inappropriate-gentleman)

sneakinsidethedirtymind:

look-inside-the-dirty-mind:
Love this.  The sneak attack.  In an instant your behind me, hands all over me, whispering filthy things in my ear.  The feeling of you rough against my skin makes me drip and ache with need.  Your expertly chosen words fall into my ears and dance around in my brain taunting me with all the delicious things you’re going to do to me, but not yet. For now you are content right where you are.  Driving me wild, feeling me grind back into you, hearing my gasps, whimpers, and moans, and reveling in the fact that I am putty in your hands.  ~A
~S

sneakinsidethedirtymind:


look-inside-the-dirty-mind
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Love this.  The sneak attack.  In an instant your behind me, hands all over me, whispering filthy things in my ear.  The feeling of you rough against my skin makes me drip and ache with need.  Your expertly chosen words fall into my ears and dance around in my brain taunting me with all the delicious things you’re going to do to me, but not yet. For now you are content right where you are.  Driving me wild, feeling me grind back into you, hearing my gasps, whimpers, and moans, and reveling in the fact that I am putty in your hands.  ~A

~S

(Fonte: intimateerotica, via redlipsticksuckadick)